Due parole, prima di cominciare davvero
Ad Anna, Michele ed Elena,
senza mai dimenticare Giovanni.
Lo so, i libri scritti “in soggettiva”, non sono più molto in voga. Anzi, abbandonando prudenze e pudicizie letterarie -siccome ho tutto il diritto di dire ciò che mi pare qui, nel mio libro- posso dire che il libro in prima persona, oggi non viene quasi più letto.
Perchè? Non lo so. Ma visto che ormai mi sono addentrato in questo discorso è doverosa qualche ipotesi.
Forse le persone hanno paura di stare vicine, nel senso fisico del termine. Sappiamo spintonarci per una fantastica offerta al supermercato, lavorare o studiare urtando il gomito del nostro vicino, fare sesso per riempire un po’ di vuoto, sgomitare per salire sul treno, il tutto senza mai toccarci veramente. Io penso che sia l’odore degli altri, a darci fastidio, ad evitarci il contatto. Sì, proprio quell’odore agrodolce, di sudaticcio (leggi: “ascia”) e profumo, di come siamo e come vorremmo essere.
Come se ciò non bastasse, forse, le persone potrebbero anche non sapere comunicare. Il fatto che possiamo telefonare, videochiamare, scambiarci e-mail, lettere, cartoline, sms, scrivere sui muri nei bagni, sulle magliette, sulle auto, mimare, leggerci il labiale, la mano ed il linguaggio del corpo beh…. Può avere poco a che fare con il comunicare pensieri. Come un pennello senza vernice può avere poco a che fare con una stanza verniciata di fresco. Non c’è necessariamente un rapporto causa-effetto: possiamo solo suppore di aver nascosto o perduto la vernice.
In realtà, se fosse vernice sarebbe tutto più semplice.
Il fatto è che i pensieri di ognuno di noi hanno il nostro odore, così umano, così naturale, così non-artificiale. Insopportabile.
Ho scelto di raccontare la mia storia in prima persona.
P.S
Solo una piccola nota: la mia storia, qui, inizia già fuori dall’orfanotrofio (se avete avuto l’arguzia di leggerne il titolo) per un motivo molto semplice: è la parte della mia vita che sento, più urgentemente, di dovere scrivere. Della mia storia precedente ho già parlato fino alla noia alla mia famiglia, che -per giunta- si è sorbita anche innumerevoli cene-amarcord col carissimo Giovanni. Se me ne sarà data l’occasione, ci saranno lettere anche per quella.