Il Ripostiglio

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Perchè dico la mia (sull’amore e su altre cose difficili da trattare)

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Anche se in passato avevo già sfiorato l’argomento, sento sempre il bisogno di giustificare il contenuto di questo Ripostiglio.

Per me e tutti quelli che in modo più o meno riuscito, con la macchina da scrivere, la biro, il pennello, la chitarra o la macchina fotografica fanno fluire i pensieri attraverso le proprie dita.

A chi sente il bisogno di esprimersi, magari senza fare troppo rumore.

“Probabilmente tutti i giovani vivono all’incirca la stessa esperienza, ma io la racconto come un’esperienza strettamente individuale, giacchè di fatto lo era per me”

H. Hesse, Sull’amore

A chi scrive d’Amore (e di altre cose difficili) e teme -a ragione- il grande muro del banale ricordo che il primo lettore è chi tiene in mano la penna. E dovrebbe dare il giudizio più severo, ma anche il più importante

Perchè scrivo. Quando la pigrizia viene sconfitta.

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Stanza stretta e lunga,  spoglia, mobilio in legno grezzo. Il letto è da una parte, sopra una coperta blu, spessa, fatta di un materiale che ricorda abbastanza la iuta.  Guardo nervosamente quel barattolino sul tavolo. Un cilindretto alto circa 7 cm, 4 di diametro. E’ bianco, senza etichetta, appoggiato sul tavolo davanti alla finestra riflette la luce, indistinta, morbida, come nebbia.

I tuoi psicofarmaci sono lì, devi solo alzarti da quella sedia e prenderli, dopo starai meglio, te lo assicuro.
No, sono solo un palliativo, non mi faranno stare meglio.
Invece sì, supera la paura, fidati, lasciati andare, lasciati curare.
Ma io non voglio essere curato, io sto bene così…. cioè… non sto bene. Solo non ho voglia di cambiare, non so cosa c’è, di là, non so chi sono davvero, non so se lo saprò mai, non so se mi va di scoprirlo.
Nosce te ipsum.
Ignavia. Pigrizia.

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Scrivere mi fa bene. Ne ho bisogno perchè scrivendo scopro e ricordo chi sono. Affermare e cercare la mia identità.  Non  trascurabile inoltre che scrivere mi costringa a pensare. Sì, perchè penso poco. Quando i pensieri più profondi della tua li fai in palestra…

Quando la musica, il cinema, la televisione, i libri, i documentari, diventano oggetti di consumo, oggetti che devono per forza appassionarti (e di conseguenza essere immediati), spingerti all’acquisto, devi farti delle domande. Perchè se sei arrivato ad accorgertene, significa che la dimensione della cosa è davvero enorme.

Spesso sento necessità di farmi delle domande. E allora consumo, è comodo, divertente e veloce. Lava & asciuga in pochi semplici passaggi, a prova d’idiota. Peccato che idiota a fare cose da idioti si diventi tali.

Ma capita anche che senta la necessità di farmi delle domande e scriva, vincendo persino la mia pigrizia. E non la vinco per te, ma per me, perchè ho bisogno di stare solo, di sentirmi qualcosa di più di una carta di credito, e nel contempo di gridare agli altri idioti come me che esisto.

E tu, come fai?

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