Il Ripostiglio

dove si mette ciò che potrebbe servire -prima o poi- a qualcuno

Ho sempre sognato

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Sai, ho sempre sognato di iniziare a scrivere un racconto che iniziasse in medias res,  – rispose. In medias res? Sì, significa che tutto sta accadendo e vieni precipitato nell’azione, come essere calati direttamente nella scena e aiutare

il lettore a diventare uno spettatore silenzioso e invisibile e magari avido di parole, un origliatore.

Perchè non lo hai mai fatto, Mirco? Non lo so, sai, credo di non averne il talento. Sono convinto di non averne il talento, e non lo dico solo per scaramanzia, cerco con la mia accidia di avverare quello che penso di me. Poi lo sai benissimo, io non scrivo racconti.

Uhm, interessante. Capita anche a me ogni tanto, disse Paola, posando il caffè e richiudendo il quotidiano. Il led del telefono di Paola lampeggiò di un arancione sospetto. Che c’è? Hanno sparato a una tigre allo zoo? Di notte, dritto in mezzo agli occhi continuò Paola, ce n’è di gente strana in questa città, ed io certo non patisco voglia di origliare i discorsi di qualcuno, se non di quegli stronzi che non mi lasciano nemmeno gustare il mio espresso schiumato. Beh ti saluto vecchio, alla prossima, e si infilò il cappello con un gesto veloce, lanciando un sorriso a Mirco ed un fugace occhiolino, assieme al conto da pagare.

Ecco qui, lasciato in medias res, constatò Mirco tra sè e ricambiò con un sorriso affabile. Prese a leggere il giornale che era rimasto sul tavolo: dichiarazioni draconiane del presdelcons “taglieremo i privilegi”, titoli deprimenti sullo stato dell’economia, commentatori onniscenti sulla situazione… l’unica parte interessante rimane la cronaca locale, sbuffò tra sè.

Leggibile, non allarghiamoci, sennò ti monti la testa, disse Pietro battendogli la mano sulla spalla. Finchè non ti decidi a scrivere qualcosa di più interessante devi far sembrare accattivantela polemica sul taglio degli alberi del viale [continua…] e le lamentele degli abitanti di via Carlo Marx….

– Guarda che non sono mica un amministratore di condomio – ribattè con voce un po’ seccata. Ma come, non ricordi? Un sorriso a 32 denti comparve sul volto di Pietro che sembrava molto divertito e continuava con voce liscia e soddisfatta: quello scoop della tua collega sul centro massaggi che offriva “servizi accessori”, dai ci avete fatto un reportage lungo una settimana, un pezzo di grande giornalismo! Pietro…. P-i-a-n-t-a-l-a. Non ho tutta la mattina per ascoltare queste stronzate, anzi, lo dico solo per darmi un tono, in realtà ce l’ho, è che piuttosto preferisco andare su youtube o andare allo zoo, persino. Allo zoo? L’attenzione dell’amico si era spostata su un fatto inaspettato:

Written by B.X. Sandrone

giugno 23, 2015 at 9:31 pm

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C’era una volta

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C’era una volta un Principe che viveva in un castello bianco.

Per la precisione questo principe, che d’ora in poi chiameremo P, viveva nella torre più alta del castello, che era arroccato sull’unica collinetta in una ampissima vallata benedetta dal sole e dalla terra fertile.

Un giorno, la tranquillità della vallata venne spezzata dal suono di un corno. Un suono inquietante, così profondo da far vibrare la cassa toracica, e tutti si distolsero dal loro lavoro stupefatti, perché là non s’erano mai visti corni così grandi da produrre una nota così bassa. Persino P, intento a leggere nella sua torre bianca, alzò lo sguardo per un attimo, sorpreso d’aver sentito qualcosa.

Per giorni e giorni il “Corno-Basso” fu il principale argomento di conversazione nella vallata. Se ne parlava in ogni casa, in ogni osteria e in ogni chiesa, ma gli abitanti si sentivano protetti dal castello bianco e dalle sue mura, che da tempo immemorabile fornivano protezione e bellezza a quel luogo, anche se il Re era ormai era stanco ed appariva poco in pubblico, il pensiero che nella torre vi fosse un Principe, rendeva tutto come era sempre stato. E come sempre avrebbe dovuto essere.

 

 

Written by B.X. Sandrone

dicembre 19, 2013 at 10:34 am

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La difficoltà di inanellare 4 pensieri in fila

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Si può perdere “l’allenamento” anche per una cosa così elementare come mettere 4 pensieri in fila, dopo anni ed anni di scuola?
Domanda decisamente superflua, ma anche avessi avuto qualche ombra di incertezza in precedenza, posso ora affermare essere decisamente retorica. Abitudine alla passività, pigrizia, un mondo che favorisce l’espressione in 140caratteri, parziale abbandono della lettura, letteratura scadente, libri tecnici, film americani, attidini personali, ulrlatori televisivi ed altre cause endogene ed esogene mi hanno portato a perdere la capacità di elaborare e scrivere un pensiero compiuto.

Vediamo se riuscirò ad iniziare un percorso di riabilitazione.

Written by B.X. Sandrone

dicembre 29, 2012 at 10:07 am

Citazione del giorno – Speranza

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Point n’est besoin d’espérer pour entreprendre ni de réussir pour persévérer

Guglielmo III d’Orange

Questa frase mi dà -paradossalmente- moltissima speranza, nei momenti difficili: dobbiamo inseguire il nostro obiettivo non (solo) per arrivarci, ma perchè cresciamo e apprezziamo la vita nel mentre. Tutto questo, espresso meglio e in due righe. Potenza delle parole.

Il Paradosso del nostro tempo

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Il paradosso del nostro tempo nella storia
e che abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse,
autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti.

Spendiamo di più, ma abbiamo meno, comperiamo di più, ma godiamo meno.
Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole, più comodità, ma meno tempo.
Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso, più conoscenza, ma meno giudizio,
più esperti, e ancor più problemi, più medicine, ma meno benessere.

Beviamo troppo, fumiamo troppo,
spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco,
guidiamo troppo veloci, ci arrabbiamo troppo,
facciamo le ore piccole, ci alziamo stanchi,
vediamo troppa TV, e preghiamo di rado.

Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà, ma ridotto i nostri valori.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.
Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere, ma non come vivere.
Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni.
Siamo andati e tornati dalla Luna, ma non riusciamo
ad attraversare il pianerottolo per incontrare un nuovo vicino di casa.

Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno.
Abbiamo creato cose più grandi, ma non migliori.
Abbiamo pulito l’aria, ma inquinato l’anima.
Abbiamo dominato l’atomo, ma non i pregiudizi.
Scriviamo di più, ma impariamo meno.
Pianifichiamo di più, ma realizziamo meno.
Abbiamo imparato a sbrigarci, ma non ad aspettare.
Costruiamo computers più grandi per contenere più informazioni,
per produrre più copie che mai, ma comunichiamo sempre meno.

Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta,
grandi uomini e piccoli caratteri,
ricchi profitti e povere relazioni.
Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi,
case più belle ma famiglie distrutte.

Questi sono i tempi dei viaggi veloci, dei pannolini usa e getta,
della moralità a perdere, delle relazioni di una notte, dei corpi sovrappeso,
e delle pillole che possono farti fare di tutto, dal rallegrarti, al calmarti, all’ucciderti.

È un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
Un tempo in cui la tecnologia può farti arrivare questa lettera,
e in cui puoi scegliere di condividere queste considerazioni con altri, o di cancellarle.

Ricordati di spendere del tempo con i tuoi cari ora,
perchè non saranno con te per sempre.

Ricordati di dire una parola gentile a qualcuno che ti guarda dal basso
in soggezione, perchè quella piccola persona presto crescerà, e lascerà il tuo fianco.
Ricordati di dare un caloroso abbraccio alla persona che ti sta a fianco,
perchè è l’unico tesoro che puoi dare con il cuore, e non costa nulla.

Ricordati di dire “vi amo” ai tuoi cari, ma soprattutto pensalo.
Un bacio e un abbraccio possono curare ferite che vengono dal profondo dell’anima.

Ricordati di tenerle le mani e godi di questi momenti, un giorno quella persona non sarà più lì.

Dedica tempo all’amore, dedica tempo alla conversazione,
e dedica tempo per condividere i pensieri preziosi della tua mente.

E RICORDA SEMPRE:
la vita non si misura da quanti respiri facciamo,
ma dai momenti che ce li tolgono.

[Fonte: http://blog.libero.it/Mammafelice%5D

[Fonte2: http://cocodix.wordpress.com/2009/01/30/il-paradosso-del-nostro-tempo/ ]

Written by B.X. Sandrone

febbraio 24, 2009 at 9:45 pm

Reincontrarsi

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Erano tutti lì, sembravano quasi aspettare solo lui.
Quando arrivò, la prima a salutarla fu Giulia, la sua ex, che lo accolse con un freddo “abbraccio” ed un <<Ciaoooooo>> che, a qualche smaliziato, sarebbe potuto sembrare troppo euforico per essere sincero (o completamente disinteressato).

Poi vennero gli, altri, uno per uno; Giacomo, ad occhio e croce, avea preso una decina di chili all’anno da quando erano finite le superiori, e probabilmente aveva anche preso roba ben più malsana del semplice grasso, a giudicare dalla faccia. Gli strinse la mano buttando lì un <<come stai?!>>, ovviamente senza ascoltare la risposta.

Giovanna sì avvicinò e gli strinse la mano allungando la bocca verso la sua guancia, per un formalissimo bacio. Era andata a lavorare, subito dopo l’università, ed ora sembrava veramente felice. Quanti compiti le aveva passato, pur non essendo granchè come studente! Uscire da quel maledetto liceo doveva essere stata  una delle cose più belle della sua vita: forse era la più carina, e non per dote naturale, quanto piuttosto per il sorriso.

Andrea era uno dei pochi che rivedeva volentieri… sì, si erano persi di vista totalmente, ma… chissà cosa faceva ora? La simpatia era reciproca, ma le occasioni di parlarsi erano poche e mal sfruttate. E questa non faceva eccezione.

E poi Claudio ed Anna che si erano sposati.Anche loro lo accolsero come un carissimo amico, anche se in realtà non lo avevano considerato molto, quando ne avevano avuto l’occasione. Accidenti si erano proprio trovati, con una probabilità su 6 miliardi. La natura, in fondo, non sempre è così crudele: solo loro due avrebbero potuto sopportarsi vicendevolmente per più di dieci minuti.

Dopo due chiacchiere vuote Claudio gli chiese: <<Ma… Marina, Riccardo, Paolo, Giuseppe, Francesca… non verranno vero? Tu li senti ancora? Uscivi sempre con loro!>>.

Cercò di dare enfasi almeno all’ultima domanda -visto che prima di “Francesca” non era riuscito a prendere fiato. <<Certo che li sento ancora! Anzi, ci vediamo proprio regolarmente>>.

<<Comunque non sono venuti perchè sono dei maledetti asociali! Chi per lavoro, chi perchè è uno sfaticato…>>

<<Ah ok…>>.

-Forse è il caso di chiudere questo maledetto Facebook- Pensò tra sè, colmo di noia, spostando con istinto omicida il cursore sulla X.

Ispirato dal post di Galatea (su Facebook, ovviamente).

Geniale (*)

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Tum tum tum tum tum.
L’intero ponte vibrava sotto la pesante corsa del tenente.
Arrivò davanti alla spessa porta metallica e si fermò, ansimando.
Il freddo schermo rispose alla perturbazione dell’ambiente: “Alterazione rilevata. Effettuare autenticazione tipo 3”.

“Tenente Godson, matricola G-E13452”, scandì lento e impaziente -trattenendo la fretta- per assicurarsi il lasciapassare dell’ottuso sistema.

MAT OK
VOCE OK

“Prego prosegua con l’impronta e l’iride” -riprese la voce con tono cordiale ed insopportabile.

IMPRONTA OK
IRIDE OK

“Buonasera Tenente. Il comandante la attende già, entri pure”.

“Comandante” -esordì Godson, accompagnando l’appello uno sbrigativo inchino- “il vascello è stato danneggiato. Ancora”

“Calma G-E13452” – rispose il superiore senza alzare la testa – “sieda.”

Sempre con la testa fissa continuò un po’ a guardare nel visore installato sull’occhio sinistro.

“Dunque i danni sono piuttosto ingenti” -riprese calmo- “abbiamo una riserva vitale complessiva per relativamente poco tempo ancora”. Si accese un sigaro e si abbandonò sullo schienale della poltrona di pelle.

“Lei, Godson, cosa suggerisce?”

“Comandante penso che dovremmo fare rotta verso una nuova colonia, al più presto e perseverare: prendere un’altra nave e proseguire la nostra missione”

“Vedo che non è così insensato come la sua corsa qui mi aveva fatto credere Tenente. Non c’è motivo di essere agitati: dobbiamo solamente proseguire con la nostra missione.”

Giacomo e Silvia si baciarono, appassionatamente, su quella spiaggia deserta. Si amavano e non c’era niente altro di importante.

(*) l’autore non intende affatto essere immodesto con questo titolo.